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Bambino in bici in autostrada fuggito da una comunità: ‘Voglio andare da mamma’

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Bambino in bici in autostrada fuggito da una comunità: 'Voglio andare da mamma'

Un bambino di 12 anni è stato visto lunedì pomeriggio sfrecciare in autostrada: non seduto in macchina, al fianco dei genitori, bensì in sella a una bella mountain bike verde, in corsia di sorpasso, a pochi centimetri dal guardrail tra gli sguardi increduli degli automobilisti che gli passavano accanto. Il ragazzino aveva aperto la rete di protezione in un tratto dell’autostrada A21, trascinato la bici sul nastro d’asfalto e seguito le frecce per Torino, finché Massimo Sarno, un geometra di 46 anni reduce da un pranzo di matrimonio a Sorrento, non è intervenuto, fermando il “fuggitivo”. “Non riuscivo a credere ai miei occhi – ha raccontato a La Stampa -. Ho sorpassato il bambino e incominciato a rallentare. Stava facendo una pazzia pericolosissima. La bici era piccola, senza neppure le luci di posizione. Ho messo le doppie frecce, facendo molta attenzione a proteggerlo. Poi ho posteggiato l’auto di traverso e sono sceso. Ho chiamato subito i soccorsi per bloccare il traffico. Facevo segno di rallentare a braccia alzate, mentre mi avvicinavo al bambino”. E lui? “Non è stato per niente contento del mio intervento. Anzi, ha cercato di scartarmi. Mi ha detto: ‘Lasciami passare, devo tornare a casa a Torino. Voglio andare da mia madre’”L’obiettivo del ragazzino? Raggiungere Torino partendo da Villafranca d’Asti, distante dal capoluogo una cinquantina di chilometri. “Vado alle elementari – raccontato – ma mi hanno sospeso da scuola perché ho massacrato di botte un mio compagno. Ora lasciami andare però, dai, per favore… Conosco l’indirizzo, la zona di Torino. Sono sicuro di saper trovare casa mia”, ha detto agli agenti della polizia stradale, accorsi sul posto. In realtà il giovanotto non era nuovo a gesti del genere: ospite di una comunità alloggio, aveva testato la fuga anche un mese fa. Voleva tornare dalla madre anche allora. La sua famiglia, però, è piuttosto problematica: “Non dico neanche una parola sulla situazione di questo bambino – spiega la direttrice della comunità – perché fare anche il minimo accenno, rendere pubblico anche un solo dettaglio, potrebbe mettere a rischio la sua sicurezza. Non posso parlare. Non devono sapere che è qui”. Conferma anche un’insegnante della scuola che frequenta: “Qui abbiamo diversi alunni che arrivano da quella stessa comunità protetta. Purtroppo sono bambini che non possono neppure fare la foto di classe, per non rischiare di essere riconosciuti”.

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