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“Da imprenditore a clochard”

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"Da imprenditore a clochard"

Lui si chiama Enzo Prosperi, ex funzionario Fininvest e direttore tecnico del telegiornale di Indro Montanelli, che ora vive grazie alla solidarietà dei passanti. Staziona davanti al Duomo di Milano dove ha installato un sit-in permanente: incontra persone, racconta la sua storia, raccoglie le donazioni di chi vuole dargli una mano. A fargli compagnia ci sono i suoi due cani, Lolly e Boris, la giacca, la cravatta e la dignità che ha deciso di conservare nonostante tutto.Enzo era un imprenditore, ma dopo momenti difficili causati dai “cavilli burocratici” dopo una condanna per truffa ha perso tutto, l’unico lavoro che era riuscito a trovare e la moglie.  Lui si dichiara innocente: “Nel nostro Paese non si può essere imprenditori onesti. Se si è onesti, si chiude o ci si uccide”.La sua storia viene raccontata dalla testata online “L’intraprendente”, e inizia nel 1989. Prima funzionario Fininvest  e direttore tecnico del telegiornale di Indro Montanelli, si mette in proprio e crea allora una società di produzione di programmi tv e documentari medico-scientifici. Ma la riforma sanitaria dell’allora ministro De Lorenzo taglia i fondi degli ospedali che non gli comprano più i filmati. E’ costretto a chiudere e vendere l’azienda. Prova a risollevarsi mettendo su un supermercato, ad Arezzo, ma i cavilli burocratici gli fanno ritardare l’apertura e perdere così sei milioni di lire di affitto del locale. Quando riesce a inaugurare lo store e a far decollare gli affari, a truffarlo ci pensa la società che cura il bilancio: dichiara fallimento e riceve un’accusa di truffa. Da vittima diventa colpevole.Cominciano qui le sue traversie giudiziarie. Come racconta lui stesso, i primi due avvocati a cui si rivolge si adoperano in tutti i modi per fargli perdere le cause, quella sul fallimento del supermarket e quella per truffa, in quanto, come ricostruisce successivamente, “contattati” dai suoi truffatori. La fedina penale dell’imprenditore si macchia e perde sia il lavoro che era riuscito a trovare come autista di pullman, che la moglie, ritrovandosi a vivere con un assegno mensile per invalidità di 260 euro.E’ il 2005 e nonostante tutto Prosperi non si dà per vinto: dopo l’ennesimo licenziamento perché risulta condannato per truffa, decide di ribellarsi; si incatena davanti al tribunale di Arezzo, poi davanti a quello di Milano, chiede ai politici e ai giudici di incontrarlo, di riaprire il processo, ma nessuno lo ascolta. A fine 2012 tenta il suicidio, davanti a Montecitorio, in pieno centro, a Roma. Viene denunciato per procurato allarme. Per denunciare la malagiustizia e la burocrazia asfissiante, Prosperi ha iniziato a stazionare per giorni interi davanti a piazza Duomo. Qui organizzerà il prossimo 7 dicembre una manifestazione chiamata “Riprendiamoci l’Italia”: “un grido affinché gli imprenditori si riprendano la loro azienda, l’azienda Italia, che può essere fonte di ricchezze impensabili. E un atto di insofferenza contro questa politica inefficiente e dannosa, che contesteremo bruciando le nostre tessere elettorali”, ha detto a “L’Intraprendente”.

via“Da imprenditore a clochard”.

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