Google svela il fatturato italiano

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AGCOM convince Mountain View. Che cede, ma fa subito ricorso per impedire la divulgazione delle cifre. Nel frattempo la polemica e le indagini sulla tassazione agevolate coinvolge anche Amazon e Lussemburgo

 Roma – Google ha acconsentito a dare all’Agcom le informazioni relative al fatturato in Italia, ma nel frattempo ha fatto ricorso al Tar contro la richiesta. Le stime degli analistiindicano una cifra ufficiosa di circa 800 milioni di euro per la sola azienda di Mountain View sul mercato del Belpaese.
Mountain View si ritroverebbe così ad essere comunque tra i primi dieci operatori del mercato pubblicitario italiano, subito dietro a Mediaset, ma sopra alla Rai, e ad altri grandi operatori come Seat Pagine Gialle, Cairo Communication, Gruppo Sole 24 Ore, Caltagirone Editore, Monrif, Class Editori e De Agostini. Si tratta della prima volta, peraltro, che Google fornisce le cifre esatte relative ai suoi ricavi digitali: gli analisti avevano finora dovuto lavorare con il fatturato presunto. Lo scorso febbraio, per esempio, Agcom aveva desunto tramite un’indagine conoscitiva che Google controllasse tra il 50 ed il 60 per cento del mercato pubblicitario italiano ed il il 31,5 per cento dell’intera spesa in pubblicità online. L’antitrust aveva invece calcolato nel 2012 che Google detenesse il 40 per cento della pubblicità online in Italia e l’80 per cento di quella collegata alle ricerche.

Mountain View ha rilasciato i dati in seguito alla richiesta dell’Agcom, nel rispetto dell’informativa economica di sistema (IES), cui devono sottostare tutti gli operatori di comunicazioni italiani. Proprio da quest’anno l’Authority ha deciso che Internet rientra nel Sistema integrato delle comunicazioni (SIC) ed è proprio per questo che Google deve ora divulgare il conteggio preciso dei suoi ricavi pubblicitari.

Il ricorso di Mountain View contro la divulgazione di tali dati si inserisce in un discorso pericoloso per il motore di ricerca, accusato in Europa di sfruttare le scappatoie del mercato unico europeo per evitare il pagamento delle tasse nazionali. Come Google, d’altronde, anche altre grandi multinazionali di Internet si trovano a rischio indagini da parte delle autorità europee: l’ultimo bersaglio inquadrato dall’antitrust del vecchio continente sembra essere per esempio Amazon. A non piacere sarebbe il trattamento fiscale riservato dal Lussemburgo all’azienda di Jeff Bezos.

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Gaetano Boncuore

Sono un siciliano appassionato da anni di programmazione web, grafica e pubblicità. Creo e gestisco siti web principalmente su WP, ma anche altre piattaforme, grafiche e video pubblicitari, curando L'immagine del sito sui social. Ricerco strategie di marketing e soluzioni personalizzate per i miei clienti. Di recente mi occupo di SEO e visibilità delle aziende sui principali social network

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