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I giganti della Silicon Valley dichiarano guerra alla pedopornografia online

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I giganti della Silicon Valley dichiarano guerra alla pedopornografia online - Il Messaggero

Ci sono voluti anni ma alla fine la svolta è arrivata da loro: i giganti della Silicon Valley, i sostenitori della libertà sconfinata, quella libertà di Internet che può diventare pericolosa, hanno ufficialmente dichiarato guerra alla pedopornografia online, annunciando un sistema di blocco degli accessi. In questo caso la libertà, alla quale nessuno voleva rinunciare, si è piegata a una causa ben più importante dell’ideologia della Rete e delle sterili logiche della concorrenza.Il presidente di Google Eric Schmidt ha infatti annunciato la creazione, da parte di uno staff di 200 esperti, di alcuni algoritmi in grado di bloccare nel motore di ricerca più di 100 mila termini comunemente utilizzati per trovare immagini sessualmente esplicite di minori. Sperimentato nel Regno Unito, il sistema sarà disponibile entro sei mesi in 158 Paesi. Una battaglia alla quale si è unito un altro gigante della Silicon Valley, Microsoft, che gestisce Bing, il motore di ricerca concorrente di Google. I rivali, insomma, hanno creato un fronte comune, e questo forse è il segnale che stavolta qualcosa sta davvero per cambiare.IN ITALIA«Non possiamo che esserne contenti – afferma Barbara Forresi, psicologa, Coordinatrice del Centro Studi Telefono Azzurro – È un’ottima cosa che le aziende intervengano, ma non si può scaricare il problema solo su di loro. È fondamentale che anche le istituzioni facciano la loro parte. Solo con la prevenzione si può davvero contrastare il fenomeno». Perché, spiega la dottoressa Forresi, il problema è più profondo. E passa attraverso il cosiddetto “Sexting”: spesso sono gli stessi minori a immettere in Rete le proprie foto o quelle dei coetanei, con il risultato di alimentare le perversioni dei grandi. Ed ecco che anche la foto mandata al fidanzatino per gioco può trasformarsi in un dramma. «I ragazzi non si rendono conto delle conseguenze. Far sparire le tracce da Internet non è semplice». E molte volte non basta cancellare una foto per cancellare un trauma. «I danni psicologici sono incalcolabili, soprattutto perché per gli adolescenti l’immagine è importantissima». Il Telefono Azzurro in questi anni si è dovuto attrezzare per far fronte alle emergenze causate da un uso scorretto di Internet, e al numero verde ha affiancato il servizio “Clicca e segnala”, al quale nell’ultimo anno sono arrivate 2197 segnalazioni.NEL MONDOMa quello della pedopornografia è un problema mondiale. Secondo l’Onu, ogni giorno si ritrovano online 750 mila pedofili. Pochi giorni fa un’operazione internazionale guidata dalla polizia canadese ha portato all’arresto di 348 persone e al salvataggio di 386 bambini in tutto il mondo. In Gran Bretagna poi l’opinione pubblica è particolarmente sensibile al problema. Ieri il premier David Cameron ha incontrato a Downing Street i vertici di Google, Microsoft e altri motori di ricerca al Summit sulla Sicurezza per Internet, annunciando la costituzione di una task force fra le autorità britanniche e americane per contrastare la pedofilia online. «È un grande passo avanti – ha sottolineato Cameron riferendosi all’iniziativa delle società di Mountain View e di Redmond – Ma non sarò soddisfatto fino a quando non sarà stata eliminata da internet ogni immagine di abuso infantile, e tutti i genitori potranno difendere i loro figli dalla pornografia».Ora resta da vedere se nella battaglia ai motori di ricerca si affiancheranno anche i social network, che sono spesso gli “ambienti” ideali per i malintenzionati. È proprio tramite Facebook che avvengono la maggior parte delle interazioni fra minorenni. Ed è lì che spesso agiscono gli adescatori, che si nascondono dietro false identità per creare delle “trappole”. Da oggi, dovranno fare più attenzione.

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