Intervista a Massimo di Marcello allenatore e atleta guida

condividi su:
0
(0)

Oggi abbiamo rivolto le nostre domande a Massimo Di Marcello allenatore e atleta guida nel mondo Paralimpico.

 

Descrivi Massimo Di Marcello in 20 righe

 

Come persona ritengo di essere; “scomodo” perchè metto la faccia in tutte le cose che faccio, anche se a volte appaiono poco piacevoli agli altri; “determinato” nel perseguire gli obiettivi che insieme agli atleti che alleno ci poniamo; “coinvolgente” in quanto se vedo un minimo di possibilità in un progetto o nelle qualità di un atleta riesco sempre a coinvolgere i miei interlocutori con entusiasmo; “riservato” nei rapporti in campo e nella quotidianità, ritengo sia la base per avere la fiducia degli altri; “pretenzioso” nelle aspettative perche nella vita così come nello  sport si può sempre migliorare; “contro le discriminazioni di qualsiasi tipo”, in quanto ritengo che lo sport sia il miglior veicolo per unire e sentirsi in un mondo unico, dove poterci guardare negli occhi, senza osservare e dare importanza agli elementi che la società ci indica come differenze esteriori.

Come è nata la passione per l’atletica leggera?

Da sempre sportivo, ho iniziato l’attività sportiva come tutti i piccoli italiani con il calcio, poi un sacerdote nonché vicepreside della scuola media da me frequentata, vedendo un tasso di sedentarietà eccessiva nella scuola, propose  a tutte le federazioni di poter proporre un’invito agli studenti. Io scelsi il baseball che mi affascinò da subito e che praticai per ben 12 anni con ottimi risultati.

Negli sport che ho praticato, ero sempre indicato come il più atletico del gruppo e nel momento in cui due brutti infortuni mi hanno messo in condizione di lasciare il baseball ho iniziato praticare la corsa. Inizialmente su percorsi lunghi, legato anche al fatto che per un periodo ho svolto l’attività di preparatore atletico nel calcio, poi la velocità ha preso il sopravvento scoprendo ogni giorno una grande passione per la tecnica legata ad un gesto che sembra così semplice come correre.

Ciò mi ha portato oggi ad essere un tecnico molto quotato in ambito paralimpico, dovuto proprio alla mio essere così pedissequo alla tecnica da esaltarmi in un semplice gesto compiuto da un qualsiasi atleta e allenare la categorie paralimpiche mi ha sempre dato quello stimolo in più.

Il rapporto della tua famiglia con Massimo allenatore?

La mia famiglia è impostata praticamente sui miei ritmi quotidiani, si improntati sul lavoro principale. ma anche sul percorso sportivo, in quanto avendo sempre seguito atleti di alto livello l’impegno è sempre grande e spesso a discapito del tempo tolto alla famiglia.

C’è una frase nel mio libro che descrive molto, detta in un momento in cui alcune decisioni potevano compromettere anche i miei equilibri familiari, ma mia moglie ha scelto per me dicendomi  – “hai lavorato tanto per questo obiettivo è giusto che vai e se decidi di farlo vai e goditi tutto al meglio perchè te lo meriti” –  era la partenza per Atene 2004

Il giorno delle qualificazioni dei 200m a Londra 2012, era il  6 settembre, giorno del 25°                 anniversario      di matrimonio. Io a Londra e mia moglie e mia figlia in Italia davanti la tv a tifare le nostre gesta.  Appena finita la gara, durante le interviste Elisabetta ha voluto anticiparmi facendo gli auguri a mia     moglie in mondovisione a cui sono seguite i miei. Da parte di Elisabetta è stato un grande gesto di    riconoscimento per me e la mia famiglia. In fondo con Alessio, Elisabetta, Matteo e tutti i miei atleti,          ogni volta che ci incontriamo o ci sentiamo è sempre una grande emozione, è ciò che mi fa sentire appagato per tutto ciò che nello sport ho potuto dare nonostante la mia quotidianità.

La nostra unica figlia, vive in prima persona il mio percorso sportivo, in quanto ex atleta di buon             livello ed ex istruttrice con un’ottima esperienza in ambito paralimpico. Ogni volta che ho il piacere               di parlare di sport con lei c’è un’intesa reciproca, una visione dello sport a 360 gradi. In effetti a                        volte se devo prendere una decisione importante è la prima persona con cui mi piace confrontarmi. Il suo percorso sportivo non è stato così fortunato ma lei ha saputo mettere a frutto nel quotidiano               tutto ciò che lo sport insegna.

Che emozione hai provato nel partecipare come Atleta Guida alle Paralimpiadi di Londra 2012 con Elisabetta Stefanini?

L’emozione di  partecipare ad un’olimpiade è sempre immensa, è difficile descrivere la moltitudine di senzazioni che attraversano un atleta in quei momenti.

Io ho avuto la fortuna di  partecipare già alla paralimpiade di Atene nel 2004 come atleta guida di Alessio Carosi della categoria T11 (ciechi totali) e già li devo dire per me è stato idilliaco, ma Londra è stata diversa come intensità, come partecipazione, anche perchè l’evento è cresciuto molto sotto l’aspetto mediatico.

Partecipare come atleta guida di Elisabetta Stefanini alle paralimpiadi di Londra 2012, è stato molto emozionante soprattutto al momento in cui è arrivata la convocazione,  vissuta con grande ansia per quattro interi anni di lavoro,  ove aver di nuovo centrato un obiettivo voluto, cercato ed ottenuto con grande impegno di entrambi e soprattutto con la grande determinazione di Elisabetta, ove a diversità di Atene 2004, l’esperienza è stata fondamentale, soprattutto nella gestione delle emozioni.

Questo  perchè anche per la guida più esperta o l’atleta più forte al mondo, entrare nell’olimpic stadium di Londra colmo di spettatori per ogni giorno di gare, attenti ed esperti, era un mix di emozioni fortissimo.

Già entrando in Call room ove dalle vetrate si scorgeva la cornice di pubblico e se ne percepiva il brusio. Poi l’uscita dal boccaporto per accedere alla zona partenza non si può descrivere, li dove tra la guida e l’atleta sembra che ci sia un legame emozionale unico, ove tutto si vive insieme e quei brividi che ci attraversano in quei momenti sembrano percepiti all’unisono.

Solitamente mi riconosco in un atleta che predilige gli sprint brevi, ma quando siamo scesi per due volte in campo per correre le batterie e la semifinale dei 400m, sembrava correre con 80000 persone che ci spingevano verso il traguardo. Ogni passo era una sensazione nuova, ogni gesto accompagnato da un incitamento nuovo. All’arrivo, stanchi e stremati, quasi ci dispiaceva di aver terminato, di dovere abbandonare la pista, per cui ogni volta mi voltavo per imprimere quegli attimi nella mia memoria in maniera indissolubile.

Un atleta guida condivide tutto con il/la proprio/a atleta, a 360 gradi, 24 ore su 24, dal momento che inizia la trasferta fino al ritorno. Per cui l’affiatamento tra i due deve essere completo, diretto, bisogna essere in sintonia più possibile e il ruolo guida non deve mai prevaricare l’importanza dell’atleta, altrimenti certi obiettivi sarebbero irraggiungibili.

Tutto ciò sia con Alessio Carosi, sia con Elisabetta è stato possibile, grazie alla loro grande capacità. Nonostante la diversità di categoria e di condivisione, considerando le diverse esigenze tra un atleta uomo ed una donna. Con Alessio e con Elisabetta nei quattro anni condivisi, in periodi diversi,  in trasferte anche lunghe, lontani dalle rispettive famiglie, tutto ha funzionato a meraviglia.

Sono fiero del loro percorso, anche ora che sono lontani dai campi di atletica, in quanto sono entrambi genitori di splendidi figli, con famiglie straordinarie e tutto ciò in parte è anche grazie al percorso sportivo che li ha resi più forti, più consapevoli delle loro capacità.

Hai scritto un libro, cosa hai voluto rappresentare?

Ho scritto un libro descrivendo il mio modo di vivere lo sport, descrivendone i passi più importanti che si vivono dentro il campo. Ho voluto descrivere come e quanto sono stato coinvolto nel movimento paralimpico e attraverso questo riuscire a far avvicinare a questo mondo sempre più gente. Un racconto che è parte della mia vita sportiva ove indirettamnete anche la sfera privata ha il suo peso nelle scelte o dietro una performance.

Ho voluto dare importanza al ruolo di atleta guida, per cui in tutto il mondo sono riconosciuto e questo grazie ai miei atleti ed al movimento intero, ma anche alla mia grande passione per lo sport.

Un modo distante dai nababbi del calcio o di altri sport economicamente più quotati ma di certo molto più ricco di valori e di questi i miei atleti ne sono l’esempio.

Il mio libro è in edizione limitata in quanto autofinanziato, soprattutto perchè ho sempre il timore che cederlo ad un editore perderebbe il significato ed il senso per cui ho dedicato del mio tempo a scrivere tanto. Il libro ha un valore così come l’ho sentito io, come voglio che venga percepito ed i feedback che ho ricevuto nelle poche copie emesse è stata per me una vittoria.

Hai un motto?

SI….” il lavoro duro ripaga sempre” ed a me è accaduto sempre

“hard training / good performance”

 

Lo staff di Mrfanweb ringrazia Massimo per la disponibilità.

 

Ti è piaciuto questo articolo?

Dagli un voto!

Voto medio 0 / 5. Conteggio voti: 0

Ancora nessun voto. Lascialo tu per primo!

Se hai trovato questo articolo utile...

Condividi sui social!

Siamo spiacenti che questo post non sia stato utile per te!

Faremo il possibile per migliorare!

Facci sapere qui sotto cosa non va in questo articolo:

Gaetano Boncuore

Sono un siciliano appassionato da anni di programmazione web, grafica e pubblicità. Creo e gestisco siti web principalmente su WP, ma anche altre piattaforme, grafiche e video pubblicitari, curando L'immagine del sito sui social. Ricerco strategie di marketing e soluzioni personalizzate per i miei clienti. Di recente mi occupo di SEO e visibilità delle aziende sui principali social network

commenta questo articolo....