L’ Affaire Dreyfus

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Alla fine del XIX secolo in Francia , l’affaire Dreyfus fu il maggior conflitto politico e sociale della Terza Repubblica  Il caso divise la Francia dal 1894 al 1906, a seguito dell’accusa di tradimento e spionaggio del capitano alsaziano di origine ebraica Alfred Dreyfus, a favore della Germania. Dreyfus era innocente. Il vero responsabile era difatti il colonnello Ferdinand Walsin Esterhazy.

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La storia fu lo spartiacque della vita francese tra i disastri della Guerra franco-prussiana e la Prima Guerra Mondiale. L’Affaire costrinse ministri a dimettersi e creò nuovi equilibri e raggruppamenti politici.

La condanna di Dreyfus fu un errore giudiziario, avvenuto nel contesto dello spionaggio militare, dell’antisemitismo imperversante nella società francese e nel clima politico avvelenato dalla perdita recente dell’Alsazia e di parte della Lorena, subita per opera dell’Impero tedesco di Bismarck nel 1871.

In questi giorni è nelle sale dal 21 Novembre il film di Roman Polanski “L’Ufficiale e la Spia” che riprende e analizza i fatti avvenuti intorno a quell’errore giudiziario che divise la Francia.

Il «bordereau»

Il 26 settembre 1894, Madame Bastian, un’anziana donna impiegata come addetta alle pulizie nell’Ambasciata di Germania a Parigi, consegnò come al solito il contenuto del cestino per la carta straccia dell’addetto militare, Maximilian von Schwartzkoppen, al maggiore Hubert J. Henry, Henry  era  addetto alla vice-direzione dell’ufficio di controspionaggio del Ministero della Guerra francese, nascosto nella «Section de statistiques». Il maggiore Henry trovò una nota, chiamata d’ora in poi «bordereau», in cui si dava una lista di 5 documenti segreti che l’anonimo scrivente, la lettera non era firmata né datata, si offriva di vendere ai tedeschi. Alcuni di quei documenti riguardavano i cannoni, altri la mobilitazione.  Alla «Section de statistiques» si pensò che solo un ufficiale di stato maggiore che avesse prestato di recente servizio nell’artiglieria avrebbe potuto avere accesso ai documenti in questione. Fra i 4 o 5 ufficiali sospettabili, c’era Alfred Dreyfus, la cui grafia parve vagamente somigliante a quella vergata sul «bordereau»

L’accusato

Alfred Dreyfus 320x420 - L' Affaire DreyfusDreyfus era un ufficiale di artiglieria ebreo alsaziano assegnato allo Stato Maggiore dell’esercito francese, aveva allora 35 anni, era un ricco ebreo originario di Mulhouse, in Alsazia. Dopo la sconfitta della Francia con la Prussia, nel 1870, e la cessione dell’Alsazia ai tedeschi l’anno successivo, Dreyfus aveva optato per la nazionalità francese. Aveva deciso di lasciare l’industria di famiglia per dedicarsi al mestiere delle armi, cosa abbastanza insolita per un ebreo dell’epoca. Alfred sognava la «Revanche», la rivincita contro i tedeschi, ed era certo di rivedere un giorno la bandiera della Francia sventolare nuovamente sull’Alsazia. Aveva da poco terminato la Scuola di Guerra classificandosi tra i primi, nono su ottantuno partecipanti al corso. Dal 1º ottobre era in servizio presso il ministero della Guerra con altri giovani ufficiali. Era uno dei pochi ebrei che erano riusciti a sfondare il muro dell’ostracismo antisemita molto diffuso nell’esercito francese. Dreyfus era ricco, e con una bella moglie, figlia di un ricco commerciante di diamanti, due bambini, una bella casa e amici.

L’Affaire

Il caso scoppiò il 26 settembre 1894 quando i primi atti istruttori, su un’accusa di spionaggio a favore dell’Impero Tedesco, vengono redatti dai servizi segreti, che indicano in Dreyfus l’autore della lettera indirizzata a Maximilian von Schwartzkoppen, addetto militare tedesco, nella quale si annunciava l’invio dei documenti militari.

Un sabato mattina di Ottobre,  il capitano Dreyfus ricevette l’ordine scritto di presentarsi lunedì, alle ore 9, al Ministero della Guerra, per un’ispezione generale dal ministro Auguste Mercier.

Lunedì, quando il capitano si presentò, l’arresto ebbe luogo dopo una serie di anomalie procedurali che, probabilmente, cercavano di precostituire la prova a carico. Tre uomini in borghese si precipitarono su Dreyfus, lo afferrarono per le braccia e lo perquisirono. L’ufficiale di polizia Cochefert mostrò discretamente una pistola seminascosta fra un mucchio di carte ad un Dreyfus sempre più sconvolto: quando fu però chiaro che Dreyfus non accettava l’implicito invito al suicidio, Dreyfus protestò la sua innocenza. Henry ed un poliziotto lo trascinarono via, facendolo salire su una carrozza e trasferendolo al carcere militare del Cherche-Midi.

L’ulteriore violazione del diritto di difesa avvenne durante il tragitto, quando il vicecomandante dei servizi segreti, maggiore Henry, finse di essere all’oscuro di tutto e interrogò abilmente Dreyfus, ma invano. Il comandante del carcere, il maggiore Ferdinand Forizin, prese in consegna il prigioniero e, infine, lo fece rinchiudere in una cella di segregazione. Per ordini superiori, Dreyfus ebbe il divieto assoluto di comunicare con l’esterno, anche con la famiglia. Sempre per ordini superiori, sulla scheda di incarcerazione non venne annotata alcuna accusa. Solo un nome: Dreyfus.

Fuori serpeggiano le voci più terribili: la Francia è minacciata da un complotto ebraico.

Il giudizio militare 

DegradoDreyfus 314x480 - L' Affaire DreyfusSi fa tutto in gran fretta. Già il 19 dicembre, al tribunale militare, il processo comincia a porte chiuse. Dreyfus è addirittura speranzoso. E scrive dal carcere alla moglie: «Sono finalmente giunto al termine del mio martirio». Si tratta di illusioni perché l’atmosfera è già antisemita e colpevolista. Sul giornale nazionalista «Le Cocarde», Maurice Barrès scrive: «Lo spirito cosmopolita», di cui l’alsaziano Dreyfus è una sintesi, «sta attentando ai fondamenti della nazione». La prova della colpevolezza di Dreyfus si basò soprattutto sulla perizia calligrafica eseguita da Alphonse Bertillon, a quel tempo un rispettato criminologo.

Il 22 dicembre 1894, i giudici entrano in possesso di un dossier segreto che comprende una lettera all’addetto militare tedesco,  scritta dal suo pari livello italiano, Alessandro Panizzardi. Vi si legge a un certo punto: «Quella canaglia di D.». Insomma, per gli inquirenti Dreyfus sembra davvero colpevole.

La degradazione 

Lo stesso giorno, all’unanimità, il tribunale lo condanna alla degradazione con infamia e alla deportazione perpetua ai lavori forzati nella colonia penale dell’Isola del Diavolo. Il 5 gennaio 1895, il capitano viene prelevato dalla sua cella. Una guardia allenta le spalline e le decorazioni della sua divisa, in modo che sia più facile strapparle. Un altro gendarme sega a metà la sciabola. È tutto pronto per la cerimonia di degradazione nel cortile della Scuola Militare. Comincia alle otto e quarantacinque, mentre il condannato continua a ripetere:

«Non sono mai stato un donnaiolo. Non ho bisogno di soldi. Perché avrei tradito?».

Gli spettatori rispondono: «Taci, miserabile Giuda».

A Dreyfus vengono strappati i gradi e gli viene spezzata la spada di ordinanza, nonostante si dichiarasse innocente e patriota. Quando passa davanti ai giornalisti, Maurice Barrès prende un appunto:

«Cosa ho da spartire con un tipo così, che avanza verso di noi con l’occhialino sul naso etnico e con l’occhio furioso e secco? Dreyfus non è della mia razza».

L’Isola del Diavolo e il colonnello Picquart

Il 21 febbraio 1895, l’ex capitano viene imbarcato per la Guyana francese, e subito portato nella colonia penale dell’Isola del Diavolo. I colpevolisti fanno subito i calcoli: quel traditore, per sfamarlo e sorvegliarlo, costerà almeno 40.000 franchi all’anno. Intanto, a Parigi, i servizi segreti indagano ancora. Il primo luglio, il colonnello Georges Picquart è nominato capo dell’Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore, ossia dello spionaggio militare. I suoi uomini, alla fine del marzo 1896, intercettano una lettera di Schwartzkoppen al maggiore dell’esercito francese Ferdinand Walsin Esterhazy, nobile di antichissima origine oberato dai debiti di gioco. E quando Picquart riesamina il famoso dossier segreto che era servito per condannare Dreyfus, nota molte somiglianze fra la grafia usata di quel documento e il modo di scrivere di Esterhazy.

Siamo nell’autunno 1896. La moglie di Dreyfus è sempre più convinta di un complotto ai danni del marito. Pretende la riapertura del caso. E non è sola nella battaglia. Il 6 novembre, Bernard Lazare, fu tra i primi a schierarsi per l’innocenza di Dreyfus pubblicando in Belgio l’opuscolo L’Affaire Dreyfus – Une erreur judiciaire

Il governo francese fa muro: Dreyfus è già stato giudicato, inutile chiedere un nuovo processo.

Esterhazy - L' Affaire Dreyfus
Maggiore Ferdinand Walsin Esterhazy

Nel maggio 1896 Georges Picquart presenta al suo superiore, il capo di stato maggiore Boisdeffre, una relazione nella quale dimostrò l’innocenza del capitano e accusava come reo di tradimento il maggiore Ferdinand Walsin Esterhazy. Il colonnello Picquart fu rimosso dalla guida dei servizi segreti e spedito in zona di guerra in Africa (Tunisia) dove, nel marzo 1897, cadde da cavallo. Si rialzò un po’ ammaccato ed esclamò: «Se morissi, il segreto di Dreyfus morirebbe con me».

L’ex capo dello spionaggio era convinto dell’innocenza di Dreyfus.

La nascita dell’intellettuale moderno

310px J%E2%80%99accuse - L' Affaire DreyfusIl colonnello Picquart riuscì però ad avvertire contemporaneamente dei fatti comprovanti l’innocenza di Dreyfus il vicepresidente del Senato Auguste Scheurer-Kestner e lo scrittore ebreo Bernard Lazare, amico di famiglia di Dreyfus, il quale fece partire un’intensa campagna stampa a favore del prigioniero. I «dreyfusards» presero coraggio. Molti intellettuali radicali, come Octave Mirbeau, aderirono alla campagna innocentista. Il 25 novembre 1897, Émile Zola pubblica sul quotidiano «Le Figaro» un articolo che finisce così: «La verità è in marcia».

Così spiegò il suo interventismo pubblico:

«Dietro le mie azioni non si nascondono né ambizione politica, né passione di settario. Sono uno scrittore libero, che ha dedicato la propria vita al lavoro, che domani rientrerà nei ranghi e riprenderà la propria opera interrotta […] E per i miei quarant’anni di lavoro, per l’autorità che la mia opera ha potuto darmi, giuro che Dreyfus è innocente…Sono uno scrittore libero, che ha un solo amore al mondo, quello per la verità….>> Emile Zola

Un «antidreyfusard» onesto, Georges Clemenceau, l’energico e famosissimo politico radicale francese soprannominato «Il Tigre», rivede le sue posizioni e a novembre inizia la sua campagna per la revisione del processo. Clemencau ospita sul suo giornale «L’Aurore», il 13 gennaio 1898, la famosa lettera di Zola al Presidente della Repubblica Félix Faure, intitolata J’accuse!.

La storica statunitense Barbara W. Tuchman, definì la lettera “una delle grandi rivoluzioni della storia“.

Il giorno dopo, sempre su «L’Aurore», apparve la celebre «Petizione degli intellettuali», che reca tra i firmatari metà dei professori della Sorbona e numerosi artisti, come Gallè, l’artista del vetro, il grande Manet, Jules Renard, André Gide, Anatole France.

Emile Zola e la condanna per vilipendio

Erano stati tanti giovani brillanti della Parigi di fine secolo – tra i quali Marcel Proust e il fratello Robert, con gli amici Jacques Bizet, Robert des Flers – a impegnarsi a far firmare il manifesto, nel quale si dichiarano pubblicamente dalla parte di Zola – subito inquisito e condannato per vilipendio delle forze armate sia in primo che secondo grado – e quindi di Dreyfus. Lo Stato Maggiore rispose facendo arrestare Picquart e scatenando sui giornali nazionalistici una violenta campagna di diffamazione contro ebrei, democratici e liberali.

Questi momenti storici e questo pasticcio politico Polanski lo  ricostruisce dal punto di vista del colonnello Picard nel film l’Ufficiale e la Spia. Picard  smascherò l’ingranaggio di bugie che sfruttava l’antisemitismo montante, per accusare ingiustamente il capitano ebreo. Una riflessione sullo scontro tra la realtà e la sua manipolazione, tra i fatti e le menzogne, oggi le chiameremmo Fake.  Non vi racconto tutto perchè se no al cinema che vedete?

Il film è Vincitore del Leone D’ Argento – Gran Premio Della Giuria alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. La regia è  di Roman Polanski con Jean Dujardin e Louis Garrel ed Emmanuelle Seigner, dal 21 novembre al cinema.

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Franca Maria Pace

Franca Maria Pace

Ho una vita complicata, tra informatica, arte e campagna.... ho come si dice tanti interessi.

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