Il massacro degli albini africani

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att 379204 620x300 - Il massacro degli albini africaniAlbinismo è una parola derivante dal latino che significa “bianco”. Si tratta di un’anomalia genetica che consiste nella completa o parziale carenza di pigmentazione melaninica nella pelle, nell’iride e nella coroide, nei capelli e nei peli che colpisce sia soggetti animali, umani che vegetali. Una mutazione genetica derivante dall’incrocio di due individui portatori di geni albini. E’ un carattere recessivo e dunque si manifesta soltanto in soggetti omozigoti per albinismo. Esistono varie forme di albinismo: totale, parziale (il più comune), oculo-cutaneo (un nascituturo su trentacinquemila ne è colpito) e oculare (mancanza di pigmento nella retina). Oltre a presentare una pelle diafana, capelli, ciglia e sopracciglia di un color bianco-cereo, una persona affetta da albinismo, può andare incontro a una serie di complicanze quali: problemi visivi, epilessia, sordomutismo e nanismo. Inoltre, gli albini non possono stare per tempo prolungato esposti ai raggi solari con il rischio di eritemi, scottature e possibili tumori all’epidermide. Da un punto di vista socio-culturale questa anomalia può generare disagi psicologici nei confronti dei soggetti interessati attraverso atteggiamenti discriminatori o semplice curiosità. È così, più probabile che un albino passi maggiormente inosservato in un’area nordica come i paesi scandinavi piuttosto che in una popolazione mediterranea dove la pelle è decisamente più scura.

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Caccia agli albini

In Africa la situazione delle persone soggette ad albinismo è a dir poco tragica. Un’ideologia comune: l’albinismo è molto contagioso e si trasmette anche solo toccandosi. Meglio quindi stare lontani dagli albini, per strada, a scuola, sugli autobus, nei luoghi di lavoro. Sono costretti alla miseria, all’ isolamento, all’ emerginazione dai villaggi, a torture fisiche e psicologiche o, in casi più gravi, vengono venduti al mercato nero di organi. Quasi nessun albino può, quindi, avere una vita normale se si trova ad abitare il continente nero. Qui, il diavolo porta via il bimbo sano e lo sostituisce con un bimbo albino. Uno strano scherzo del male. La nascita di un neonato albino è sintomo di sfortuna e punizione delle proprie divinità, così i genitori decidono di abbandonarlo spinti dalla paura e vergogna che il loro villaggio potrebbe additarli come diversi. Se riescono a sopravvivere, gli albini vengono adibiti alle mansioni più umili e faticose come il lavoro nei campi. Alcuni capotribù, sono convinti che stando al sole tutto il giorno, possano riacquisire la carnagione originaria dei loro simili. Ma la costante esposizione al sole provoca un’alta probabilità di tumore alla pelle. La Tanzania e il Burundi hanno registrato un alto tasso di abitanti albini rispetto al resto del continente, e negli ultimi anni, si è diffusa una vera e propria caccia agli albini: uomini dalla pelle bianca con l’anima nera. Questo ha portato alla nascita del mercato nero dove vengono trafficati organi e parti preziose dei corpi albini. Grande richiesta nel campo della stregoneria dove gli organi di neonati albini, sono i più richiesti visto il loro potere nelle pozioni magiche. I primi a venderli sono proprio gli stessi parenti delle vittime poiché la richiesta è alta e il ricompenso è ben salato.Nell’agosto 2011 in Kenya un albino è stato venduto a 188 mila euro, invece, un set completo di orecchie, naso, lingua, arti e genitali si aggira attorno ai 75 mila euro. Persino la pelle non viene risparmiata e venduta a prezzi che oscillano tra i 1500 e i 7 mila euro.

 

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Il destino degli albini africani

Sono chiamati zenzeru, ovvero, figli del diavolo. Se per la famiglia biologica possono essere una disgrazia, per gli acquirenti invece è tutto guadagnato. Sono, infatti, ritenuti esseri magici in grado di scacciare il malocchio, portare soldi e fortuna e anche curare l’infecondità e la siccità. Sono proprio gli albini a essere vittime della magia nera, pratica dell’occulto, radicalizzata in larga maggioranza nel paese da ormai millenni. Il loro destino è segnato sin dalla nascita. Nel corso degli anni, un numero sempre maggiore di albini dispersi: non muoiono, si dissolvono. Le stime asseriscono la presenza di un albino su 20 mila, tuttavia, in alcuni zone la proporzione si riduce a uno su mille. Un’altra credenza locale secondo alcune tribù vede il rapporto sessuale con una donna albina come una cura all’AIDS. Le donne albine vengono stuprate e contagiate dal virus. Inevitabilmente, un altro male si diffonde.

 

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Pochi fortunati, però, riescono a trovare rifugi nelle campagne o in parrocchie cristiane così da poter riuscire a sopravvivere e stare lontano dal pericolo. La persecuzione ha raggiunto livelli tali da creare delle comunità di protezione per gli albini. Nel 2009 la Tanzania ha dichiarato ufficialmente la condanna al business di traffico di albini. Almeno 50 albini all’anno venivano uccisi. L’anomalia dell’albinismo segna una piccola percentuale della popolazione, ma in pochi sanno cosa davvero sta succedendo in Africa a individui diversi per il colore della pelle. La parola “diversità”, purtroppo, nella storia è spesso correlata a superstizione, paura e una forte ignoramza. Arrivati nel XXI secolo e condannare così barbaricamente bambini e giovani per la mancanza di uno strato di pelle scura, è del tutto imperdonabile. Non c’è nulla di più terribile di un’ignoranza attiva. Forzati a vivere una vita di solitudine, tristezza interiore ed emarginazione senza sapere il perché. Quando finirà questa ingiustizia?

fonte: www.youthunitedpress.com

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Gaetano Boncuore

Gaetano Boncuore

Sono un siciliano appassionato da anni di programmazione web, grafica e pubblicità. Creo e gestisco siti web principalmente su WP, ma anche altre piattaforme, grafiche e video pubblicitari, curando L'immagine del sito sui social. Ricerco strategie di marketing e soluzioni personalizzate per i miei clienti. Di recente mi occupo di SEO e visibilità delle aziende sui principali social network

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